La classe politica delle democrazie contemporanee si trova dinanzi ad una sfida legata al crescente disinteresse e alla sempre maggiore disaffezione da parte dei cittadini-elettori. In questo contesto si inserisce la nascita e il rapido affermarsi di quei fenomeni che, per sottolinearne la prossimità temporale agli osservatori, sono classificati sotto l’etichetta di neo-populismi. Si tratta, come già per il populismo tradizionalmente inteso, di fenomeni leggibili attraverso tre dimensioni: populismo come ideologia, come strategia politica o ancora come stile discorsivo. Inoltre, restano al centro dei neopopulismi gli elementi fondamentali del richiamo alla sovranità del popolo e alla disintermediazione nel rapporto tra il popolo e il leader. Proprio in riferimento a questi ultimi aspetti, è interessante focalizzare l’attenzione sul fenomeno delle primarie per l’elezione del leader di un partito o del candidato che sarà espressione di quello stesso partito in campagna elettorale. L’allargamento all’intera cittadinanza, e non soltanto agli iscritti e ai loro delegati, della possibilità di eleggere direttamente un referente per le proprie istanze socio-economico-politiche, che idealmente si farà portavoce degli interessi della collettività che lo ha sostenuto, può rappresentare, in chiave partecipativa, una declinazione “virtuosa” di quelle che sono le dimensioni proprie del populismo. In questo scenario, rinnova la sua centralità il sistema dei media, agenti amplificatori e animatori di un processo di “incorniciamento” della politica che, anche e soprattutto in un sistema mediale ibrido, passa per l’arena dei talk show d’approfondimento. È in tale contesto che si inserisce questo contributo, che intende concentrare l’attenzione sulla dimensione sopra richiamata del populismo come stile discorsivo, e segnatamente televisivo, portando come caso di studio le Primarie del Partito Democratico dello scorso 30 aprile 2017. Partendo dagli interventi televisivi dei tre candidati (Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano) nei talk show delle sette reti generaliste (Rai1, Rai2, Rai3, Rete4, Canale5, Italia1, La7) nei 30 giorni antecedenti alle elezioni, si individueranno: a. gli elementi dello stile discorsivo dei tre candidati che possano contribuire alla definizione di “stile populista”; b. i frame narrativi utilizzati, nell’ipotesi che l’uso di tale stile comunicativo sia funzionale alla costruzione di una più ampia “narrazione populista”.

Retorica populista e frame narrativi nelle Primarie PD 2017 / Brancato, Giovanni; Stolfi, Melissa. - ELETTRONICO. - (2017). ((Intervento presentato al convegno XXXI Convegno della Società Italiana di Scienza Politica - Democrazia e democrazie in tempi di cambiamento tenutosi a Urbino nel 14-16 settembre 2017.

Retorica populista e frame narrativi nelle Primarie PD 2017

BRANCATO, GIOVANNI
;
STOLFI, MELISSA
2017

Abstract

La classe politica delle democrazie contemporanee si trova dinanzi ad una sfida legata al crescente disinteresse e alla sempre maggiore disaffezione da parte dei cittadini-elettori. In questo contesto si inserisce la nascita e il rapido affermarsi di quei fenomeni che, per sottolinearne la prossimità temporale agli osservatori, sono classificati sotto l’etichetta di neo-populismi. Si tratta, come già per il populismo tradizionalmente inteso, di fenomeni leggibili attraverso tre dimensioni: populismo come ideologia, come strategia politica o ancora come stile discorsivo. Inoltre, restano al centro dei neopopulismi gli elementi fondamentali del richiamo alla sovranità del popolo e alla disintermediazione nel rapporto tra il popolo e il leader. Proprio in riferimento a questi ultimi aspetti, è interessante focalizzare l’attenzione sul fenomeno delle primarie per l’elezione del leader di un partito o del candidato che sarà espressione di quello stesso partito in campagna elettorale. L’allargamento all’intera cittadinanza, e non soltanto agli iscritti e ai loro delegati, della possibilità di eleggere direttamente un referente per le proprie istanze socio-economico-politiche, che idealmente si farà portavoce degli interessi della collettività che lo ha sostenuto, può rappresentare, in chiave partecipativa, una declinazione “virtuosa” di quelle che sono le dimensioni proprie del populismo. In questo scenario, rinnova la sua centralità il sistema dei media, agenti amplificatori e animatori di un processo di “incorniciamento” della politica che, anche e soprattutto in un sistema mediale ibrido, passa per l’arena dei talk show d’approfondimento. È in tale contesto che si inserisce questo contributo, che intende concentrare l’attenzione sulla dimensione sopra richiamata del populismo come stile discorsivo, e segnatamente televisivo, portando come caso di studio le Primarie del Partito Democratico dello scorso 30 aprile 2017. Partendo dagli interventi televisivi dei tre candidati (Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano) nei talk show delle sette reti generaliste (Rai1, Rai2, Rai3, Rete4, Canale5, Italia1, La7) nei 30 giorni antecedenti alle elezioni, si individueranno: a. gli elementi dello stile discorsivo dei tre candidati che possano contribuire alla definizione di “stile populista”; b. i frame narrativi utilizzati, nell’ipotesi che l’uso di tale stile comunicativo sia funzionale alla costruzione di una più ampia “narrazione populista”.
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