Fin da quando è stato inaugurato, il 29 Aprile del 2008, il Campus dell’Università Femminile Ewha a Seoul, Corea del Sud, ha suscitato subito una vasta eco per l’approccio innovativo che Dominique Perrault ha proposto. Si tratta di una vera e propria integrazione tra architettura “costruita” e architettura del paesaggio, che cita altri interventi precedenti dell’architetto francese in cui egli manifesta il proprio interesse per un’architettura “scavata”, quasi ipogea e integrata col territorio (si pensi ad esempio al Velodromo e alla Piscina Olimpica di Berlino). L’intenzione era evidentemente quella di creare un edificio innovativo e di ampie dimensioni rispettando comunque il luogo dove si stava andando a costruire: l’Università Femminile Ewha è una delle più prestigiose università del mondo ed è composta da una cittadella con edifici rivestiti in pietra che hanno oltre un secolo di storia; i palazzi del complesso hanno forme propriamente “occidentali”, che ricordano più un college americano che un’università dell’estremo oriente. Il tutto all’interno di un parco di notevoli dimensioni che costituisce una sorta di “oasi” in mezzo al caos di una megalopoli di oltre tredici milioni di abitanti quale è appunto Seoul. Il progetto, vincitore di un concorso ad inviti di inizio 2004, consiste di una collina artificiale (che riprende le salite e gli avvallamenti che contraddistinguono un po’ tutto il paesaggio urbano) tagliata in due parti da un canyon che rivela la vera natura dell’edificio: una struttura quasi ipogea con ampie vetrate che illuminano i percorsi e alcune sale comuni interne. Una rigida partizione metallica sostiene e verticalizza le vetrate, che sono ulteriormente irrigidite da una fascia di acciaio orizzontale sul bordo superiore della struttura (soluzione tecnica obbligata vista l’entità e la violenza dei tifoni coreani). Una scalinata monumentale conduce alle varie aule del complesso e allo stesso tempo costituisce la copertura delle aree di passaggio che collegano le due metà del canyon. In tutto, la costruzione consta di ben sei piani parzialmente o completamente interrati che ospitano aule per la didattica, una biblioteca, un centro per il fitness, un cinema, una caffetteria e un parcheggio per un totale di ben settantamila metri quadrati di superficie, tutti sapientemente “nascosti” da un tetto giardino. A tal proposito, un discorso a parte merita il progetto del verde: gli spazi esterni in tutto occupano un’area di trentunomila metri quadrati, organizzati secondo percorsi, piccole piazze di sosta, ampi prati. Dall’alto l’idea è quella di un parco di diverse tonalità cromatiche date dall’inserimento di cespugli, piccole piante e fiori tutti rigorosamente autoctoni. Sulla copertura a verde, in pendenza, la partizione è definita da due viali pedonali che si sviluppano tramite delle spezzate, le quali accentuano quella medesima idea di movimento che pervade anche il “canalone” centrale. Il tetto giardino ovviamente non ha una funzione puramente estetica e di fruibilità sociale ma contribuisce anche a quel sistema di ausili progettuali che rendono il Campus Ewha un edificio ad alta efficienza energetica. La temperatura interna è mantenuta costante grazie all’isolamento termico del terreno in copertura appunto, cosa che permette già di per sé un considerevole risparmio. Inoltre, diretta conseguenza della scelta di interrare la struttura è stata quella di sfruttare l’energia geotermica. L’idea generale è quella di utilizzare un labirinto termico interrato attraverso cui passa l’aria: durante il tragitto l’aria si riscalda autonomamente (in inverno) o si raffresca (in estate) prima di essere immessa nei vari ambienti. Un sistema di recupero del calore e un impianto di riciclo dell’acqua piovana contribuiscono ulteriormente alla sostenibilità globale dell’intervento.

EWHA Womans University. Dominique Perrault / Valeriani, Andrea. - (2015).

EWHA Womans University. Dominique Perrault

Andrea Valeriani
2015

Abstract

Fin da quando è stato inaugurato, il 29 Aprile del 2008, il Campus dell’Università Femminile Ewha a Seoul, Corea del Sud, ha suscitato subito una vasta eco per l’approccio innovativo che Dominique Perrault ha proposto. Si tratta di una vera e propria integrazione tra architettura “costruita” e architettura del paesaggio, che cita altri interventi precedenti dell’architetto francese in cui egli manifesta il proprio interesse per un’architettura “scavata”, quasi ipogea e integrata col territorio (si pensi ad esempio al Velodromo e alla Piscina Olimpica di Berlino). L’intenzione era evidentemente quella di creare un edificio innovativo e di ampie dimensioni rispettando comunque il luogo dove si stava andando a costruire: l’Università Femminile Ewha è una delle più prestigiose università del mondo ed è composta da una cittadella con edifici rivestiti in pietra che hanno oltre un secolo di storia; i palazzi del complesso hanno forme propriamente “occidentali”, che ricordano più un college americano che un’università dell’estremo oriente. Il tutto all’interno di un parco di notevoli dimensioni che costituisce una sorta di “oasi” in mezzo al caos di una megalopoli di oltre tredici milioni di abitanti quale è appunto Seoul. Il progetto, vincitore di un concorso ad inviti di inizio 2004, consiste di una collina artificiale (che riprende le salite e gli avvallamenti che contraddistinguono un po’ tutto il paesaggio urbano) tagliata in due parti da un canyon che rivela la vera natura dell’edificio: una struttura quasi ipogea con ampie vetrate che illuminano i percorsi e alcune sale comuni interne. Una rigida partizione metallica sostiene e verticalizza le vetrate, che sono ulteriormente irrigidite da una fascia di acciaio orizzontale sul bordo superiore della struttura (soluzione tecnica obbligata vista l’entità e la violenza dei tifoni coreani). Una scalinata monumentale conduce alle varie aule del complesso e allo stesso tempo costituisce la copertura delle aree di passaggio che collegano le due metà del canyon. In tutto, la costruzione consta di ben sei piani parzialmente o completamente interrati che ospitano aule per la didattica, una biblioteca, un centro per il fitness, un cinema, una caffetteria e un parcheggio per un totale di ben settantamila metri quadrati di superficie, tutti sapientemente “nascosti” da un tetto giardino. A tal proposito, un discorso a parte merita il progetto del verde: gli spazi esterni in tutto occupano un’area di trentunomila metri quadrati, organizzati secondo percorsi, piccole piazze di sosta, ampi prati. Dall’alto l’idea è quella di un parco di diverse tonalità cromatiche date dall’inserimento di cespugli, piccole piante e fiori tutti rigorosamente autoctoni. Sulla copertura a verde, in pendenza, la partizione è definita da due viali pedonali che si sviluppano tramite delle spezzate, le quali accentuano quella medesima idea di movimento che pervade anche il “canalone” centrale. Il tetto giardino ovviamente non ha una funzione puramente estetica e di fruibilità sociale ma contribuisce anche a quel sistema di ausili progettuali che rendono il Campus Ewha un edificio ad alta efficienza energetica. La temperatura interna è mantenuta costante grazie all’isolamento termico del terreno in copertura appunto, cosa che permette già di per sé un considerevole risparmio. Inoltre, diretta conseguenza della scelta di interrare la struttura è stata quella di sfruttare l’energia geotermica. L’idea generale è quella di utilizzare un labirinto termico interrato attraverso cui passa l’aria: durante il tragitto l’aria si riscalda autonomamente (in inverno) o si raffresca (in estate) prima di essere immessa nei vari ambienti. Un sistema di recupero del calore e un impianto di riciclo dell’acqua piovana contribuiscono ulteriormente alla sostenibilità globale dell’intervento.
2015
2283-9747
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1344267
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